Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Quelle cripte a rischio Crollo a Sant'Agostino, allagata Santa Restituta

Fonte: L'Unione Sarda
23 febbraio 2016

Visite vietate nel largo Carlo Felice, Abbanoa interviene a Stampace


Sono pezzi di storia nostra, finestre aperte su un passato profondo secoli, canali di comunicazione diretta col Medioevo. Luoghi di fascino, meta di comitive di turisti ma anche, ogni domenica, di tanti cagliaritani che, da qualche anno stanno riscoprendo il gusto di conoscere la storia della propria città. Sono le cripte. E alcune stanno cadendo a pezzi.
Letteralmente. Chiedere a Claudio Gambarelli, custode dell'ipogeo nel largo Carlo Felice che tra il VI e l'VIII secolo dopo Cristo fu la tomba di Sant'Agostino: un mese fa si è ritrovato con una gamba sprofondata in una voragine che si è spalancata per la rottura di una mattonella. Sotto, metri di vuoto. A separare il pian terreno di palazzo Accardo (proprietà comunale) dalla sottostante cripta è un sottilissimo diaframma di cemento.
PERICOLI Troppo pericoloso calpestare quel pavimento: dal giorno, non è più possibile visitare un luogo che, oltre ad aver ospitato le spoglie di uno dei più grandi Padri della Chiesa, poi trasferite a Pavia per metterle al sicuro dalle incursioni, è l'ultimo resto di una chiesa (Sant'Agostino vecchia) abbattuta nell'Ottocento che, nell'alto Medioevo, fu un centro di cultura (con uno scriptorium che ha prodotto importanti manoscritti) e di spiritualità (per alcuni studiosi furono gli agostiniani a dare il via al monachesimo in Occidente).
RADICI Don Vincenzo Fois, rettore della chiesa nuova intitolata all'autore delle Confessioni e de De civitate Dei , sul lato opposto del Largo, si dispera: «La città ha perso il senso delle proprie radici», dice. Sulla questione cripte, del resto, il sacerdote ha il dente avvelenato: quella della chiesa di Sant'Agostino nuova è inaccessibile da anni perché il montacarichi che fu fatto installare anni fa dalla Soprintendenza «non ha mai funzionato» e, poiché «non è mai stata predisposta un'uscita d'emergenza», le visite sono vietate. «Peccato, perché nella cripta ci sono resti di terme romane. Ci sono un calidarium e un frigidarium , e nessuno può vederli». Subito dopo il cedimento, un mese fa, don Vincenzo ha scritto alla Soprintendenza ai beni culturali, che ha informato il Comune. Due settimane fa i due enti avrebbero dovuto effettuare un sopralluogo congiunto, ma l'appuntamento è poi saltato: ne dovrà essere fissato un altro.
STILLICIDIO Non se la passa meglio la cripta di Santa Restituta, cuore di Stampace, luogo cruciale nella vita della città dal III secolo avanti Cristo, quando era una cava, fino al 1943, quando funse da rifugio in occasione dei bombardamenti anglo-americani: una lapide ricorda ancora il massacro di «una folla indifesa» durante il raid del 17 febbraio. In mezzo, secoli in cui la cavità è stata un luogo di culto, prima di divinità pagane e poi della santa cui è intitolata. Qui le visite sono consentite ma umide. Scese le scale, nel buio, si viene accolti da uno stillicidio: un concerto di gocce. Da mesi piove dal soffitto della cripta, e l'acqua allaga il terreno, minacciando l'antica balaustra di legno che sta vicino all'altare con l'antica (IV-V secolo) statua di Restituta. «La cripta l'ho trovata già così in ottobre, quando sono stato nominato parroco di Sant'Anna», spiega don Ottavio Utzeri: «Ho subito segnalato il problema ad Abbanoa». Che conferma: da tempo i tecnici stanno studiando il caso. Hanno eseguito sopralluoghi e riparazioni, immesso traccianti (liquidi colorati) nelle reti idrica e fognaria, ma senza esito: quella che piove nella cripta non sembra essere acqua di rete. Il timore è che l'infiltrazione arrivi da una falda. In quel caso, intervenire sarebbe particolarmente complicato.
Marco Noce