Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Sprint di Petacchi ma fa festa Bennati

Fonte: La Nuova Sardegna
2 marzo 2009

DOMENICA, 01 MARZO 2009

Pagina 44 - Sport



Il velocista toscano, ieri secondo, ha vinto la manifestazione



In via Roma un altro arrivo in gruppo dopo una tappa combattuta

DALL’INVIATO ROBERTO SANNA

CAGLIARI. Un numero 11 coi Quattro mori sulla maglietta in trionfo a Cagliari. Non è Gigi Riva, si chiama Daniele Bennati, di mestiere fa il ciclista, anzi lo sprinter della Liquigas. Ieri ha dovuto subire la volata prepotente di Alessandro Petacchi, ma col secondo posto ha guadagnato altri secondi di abbuono e ha vinto il Giro di Sardegna. È la sua prima volta in una corsa a tappe, qualcosa di speciale per lui che ha vinto tanto e sempre nello spazio di un giorno. Ventotto anni, toscano della provincia di Arezzo, un figlio piccolo che nelle lunghe trasferte vede crescere collegandosi col suo pc a Skype, dà il meglio di sè quando la strada si spiana e in fondo a un lungo rettilineo c’è lo striscione di arrivo.
In questo Giro di Sardegna, faticoso ma risolto sempre allo sprint e deciso dal gioco degli abbuoni, è stato il più continuo, superando le trappole del percorso e presentandosi sempre con la dinamite nelle gambe agli ultimi 300 metri: sesto a Olbia, secondo a San Leonardo, quarto a Tortolì, primo e secondo a Cagliari. Non si può sempre vincere, qualche volta si sbaglia tattica (a Tortolì), altre volte qualcuno va più forte (ieri), in compenso la continuità paga.
Ieri Bennati partiva con la maglia di leader e per difenderla non aveva scelta, troppo esiguo il vantaggio per rischiare di perderlo con gli abbuoni. Non doveva farsi staccare, doveva ripresentarsi a uno sprint di gruppo e disputarlo a tutta birra. La tappa è stata più sofferta del previsto, nonostante una planimetria rassicurante. Gli strappi delle strade del Sulcis si sono fatti sentire, dopo una partenza morbida e tranquilla da Carbonia. Dal bivio di Gonnesa in poi il panorama è diventato da favola, tra miniere abbandonate, spiagge da surfisti e promontori indimenticabili, ma solo la carovana delle auto ha potuto gustare quelle immagini. I ciclisti no, impegnati in una serie di saliscendi e strappi, curve e controcurve che hanno subito allungato il gruppo. Cinquanta chilometri di fatica e sudore sotto il sole, non poteva non scapparci la fuga. Ed era una fuga seria, non dettata dal desiderio di mettersi in mostra: Niemiec, Scarponi, Giunti, Francesco Masciarelli, Visconti. Gente con qualcosa da dire in classifica e gente che, con il vantaggio giusto, può tirare dritto fino al traguardo. Massimo vantaggio 3’05’’ al km numero 67, il gruppo ha stretto i denti e ha cominciato a recuperare nell’ultimo strappo del Giro, ovvero la via principale di Arbus. Poi la discesa e il ricongiungimento per gli 80 km conclusivi, piatti come un biliardo ma da consumare su lunghi rettilinei scoperti e controvento. Il gruppo si fraziona in tre tronconi, si ricompatta, poi ci prova Alessandro Ballan che vuole vincere la prima gara con la maglia iridata indosso ma non può permettersi un arrivo a ranghi compatti in via Roma. Non ha nemmeno pendenze per scattare come fece a Varese nel giorno iridato, si esibisce in una tirata che sfilaccia il gruppo. Restano in undici e i migliori ci sono tutti: Ballan, Gatto, Bennati e anche Petacchi. Ale-jet sta bene, è sopravvissuto alla salita e sente che può essere la sua giornata.
Ballan tira come una locomotiva, il gruppetto guadagna 38’’ e sembra potercela fare, invece viene ripreso a 3 km dell’arrivo. È sprint affollato, Petacchi schiera le sue guardie del corpo per il treno. Da viale Trieste piomba in via Roma, sente il vento sul fianco destro e si butta dalla parte delle transenne, ai 250 metri esce allo scoperto e va via col turbo. Bennati è lì, ha fatto una corsa di testa ed è stanco, prova comunque a prenderlo. Non ci riesce, Petacchi stavolta è di un altro pianeta, Bennati deve accontentarsi, si fa per dire, di vincere il Giro di Sardegna.