Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

L'evento Ieri notte il primo concerto all'Arena Sant'Elia Ligabue show! Quando il rock ci tocca il c

Fonte: L'Unione Sarda
24 aprile 2015

 

E forse è così - forse è così davvero, in questa notte che gronda sudore e rock'n'roll; e la primavera a metà ci si appiccica alla schiena; e il mare lo afferriamo con le dita; e le stelle sono così tante che un desiderio, vedrete, lo realizzeremo. Bamboline o barracuda, siamo ancora qui, a ballare sul mondo, a pestare l'asfalto di quella statale Memphis-Correggio (finestrini socchiusi su strade indifese dai nostri pesanti pesanti HP) che adesso ci ferma a Cagliari, nella piccola e mai adeguata Arena di Sant'Elia; noi, che a seguire Luciano Ligabue ci siamo abituati a grandi sogni e a grandi spazi. Leggi: Stadio Olimpico di Roma. Leggi: Stadio San Siro di Milano. Leggi: Arena di Verona. Tant'è, i biglietti venduti sono dodicimila, ma la grinta, quella, è da pubblico di cinquantamila.
Ma forse è così - forse è così davvero, e basta la musica, quella femmina maestosa da afferrare ai fianchi; e Luciano Ligabue è così bravo, accidenti, e questo concerto così tanto, e così forte, che ci inebriamo di parole e di lambrusco, di poesie e di pop corn. Luci!, voglie!, chitarre! - è l'odore del sesso, è il giorno dei giorni, è il Bar Mario che dai, lo sappiamo, non chiude mai, con la sua serranda a metà, lo straccio già sul bancone, ma che vuoi?, un altro giro e ce ne andiamo via, a perderci in certe notti da farci l'amore fin quando fa male, fin quando ce n'è.
E forse è così - forse è così davvero, ah, Luciano, Luciano, che numero è?, questo concerto in terra di Sardegna?, dieci, quindici, venti?, c'è ancora chi ti ricorda con i riccioli lunghi sul collo e il gilet aperto sul petto, in qualche piazza di qualche paese nel giorno della festa di qualche santo, a cantare “El Gringo”, a spiegarci che cow boy e indiani lo siamo un po' tutti, a seconda di come ci va la vita, a seconda di quanti coyote incontriamo sulla nostra strada. E forse è così - forse è così davvero, ora che gli anni Ottanta sono lontani, e questo ultimo concerto in “Mondovisione” è solo il nuovo ingraggio di una macchina che procede perfetta e maestosa, con il buon manager Maioli a guidare grandi incassi e grandi successi, ma sembra che non sia cambiato niente. Perché lo sappiamo, che c'è sempre una canzone, qui, a casa di Ligabue, e ci sarà sempre; una canzone buona per tutti e per ognuno; una canzone che dici questa è la mia; una canzone che dici questo sono io. Una canzone, per caso o per fortuna (caduta dalla luna, bagnata un po' nel vino, ancora da sentire). Funziona così, e se c'è un segreto, questo è il segreto, ed eccolo, è svelato: pensateci. «C'è un istante che rimane piantato lì, eternamente». E c'è una parola che rimane piantata lì, eternamente. In questa notte che diventa nuovo giorno abbiamo cantanto, in ordine sparso, che «qui con la vita non si può mai dire, arrivi quando sembri andata via»; che «quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà»; che «se hai voglia di ballare, uno pronto qui ce l'hai». Alla faccia di chi, furbetto, vuole viaggiare sempre in prima. Perché «sono sempre i sogni a dare forma al mondo»; i sogni e le piccole stelle senza cielo; i sogni e il rock'n'roll. Per quei quattro minuti che diventano per sempre. E allora è così - allora è così davvero. Il meglio deve ancora venire, che duri il tempo di una canzone o per tutta la vita.
Francesca Figus