Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Imu e Tasi, tutti alla cassa

Fonte: La Nuova Sardegna
15 dicembre 2014

Prima e seconda casa, aliquote e detrazioni, proprietari e inquilini: un rompicapo
Primo passo verificare on-line se il proprio Comune ha fatto la delibera


Il saldo entro martedì 16

ROMA La Tasi e l’Imu busseranno insieme alla porta degli italiani. Il conto alla rovescia è iniziato: il pagamento del saldo delle due imposte dovrà essere fatto entro il 16 di dicembre. Gli italiani, dopo i primi assaggi di inizio e metà anno, dovranno fare il conto finale con la nuova imposta e la sorpresa, per molti, potrebbe non essere positiva. Come sempre accade con una imposta “municipale” l’impatto sarà differenziato da zona a zona ma - secondo la Uil - una famiglia su due pagherà per la Tasi un conto più salato della vecchia Imu. Al pagamento non sfuggiranno nemmeno i contribuenti per i quali i Comuni non hanno scelto le aliquote “ad hoc” che, per la Tasi, dovranno pagare quanto previsto dalle aliquote di riferimento fissate a livello nazionale. Per le molte variabili previste (aliquote, detrazioni, tetti incrociati tra imposte, quota inquilino, soglie minime) si tratta di una versamento-rompicapo che certo mette a dura prova il contribuente. Ecco allora una mini guida. Primo passo, la delibera. Il primo passo da fare per il pagamento dell’Imu e della Tasi è verificare i contenuti della delibera del Comune nel quale è ubicato l’immobile sul sito del dipartimento delle Finanze (www.finanze.it) cliccando su “Delibere aliquote Tasi” e digitando il Comune da ricercare. Aliquote. La legge di stabilità fissava un’aliquota base dell’1 per mille per la Tasi e un tetto massimo del 2,5 per mille per la prima casa e del 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu). Il governo è poi intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8% distribuendo l’aumento tra prima e seconda casa. Le detrazioni. I Comuni che hanno aumentato le aliquote rispetto a quelle base hanno anche introdotto delle detrazioni. Ognuna ha seguìto criteri diversi e quindi si arriva ad una vera e propria giungla che - ha calcolato la Uil - porta a circa 100.000 combinazioni diverse. C’è chi ha previsto sconti in base al reddito, chi per il numero dei figli, chi guarda al valore catastale e chi invece all’Isee. Qualcuno ha anche utilizzato più di un criterio. Il calcolo. La base imponibile Tasi è la stessa dell’Imu. Si parte dunque dalla rendita catastale, la si rivaluta del 5% e si moltiplica il risultato per il coefficiente che varia in base al tipo di immobile (160 per le abitazioni). Su questo valore si applica l’aliquota comunale, con le eventuali detrazioni. Il consiglio è quello di rintracciare la delibera comunale per vedere aliquote ed eventuali esenzioni, quindi fare il calcolo con alcuni siti che su internet facilitano di molto l’adempimento (ad esempio www.amministrazioni.comunali.it), ma ricordando anche di indicare gli importi dovuti solo dall’inquilino o dal proprietario. Prima casa, proprietario. Pagherà solo la Tasi e non l’Imu. Niente paura, il fisco non ci rimette perché le aliquote Tasi per la prima casa sono genericamente più alte di quelle previste per la seconda. Alcuni contribuenti hanno pagato già la prima rata a giugno, altri ad ottobre. In ogni caso ora va pagato tutto l’importo rimanente, per saldare l’imposta dovuta per l’intero anno: va quindi calcolato l’importo annuale e poi scontato quanto si è già versato. Se il Comune non ha fatto alcuna delibera si paga l’aliquota nazionale base dell’1 per mille. Prima casa, inquilino. L’appuntamento con la Tasi non risparmia chi abita in una casa presa in affitto. Per l’inquilino è una prima casa, ma dovrà pagare con le aliquote previste per gli altri immobili. Primo passo: se non lo ha già fatto dovrà farsi consegnare gli estremi catastali dal proprietario e calcolare la propria quota di tributo (tra il 10 e il 30% del totale a seconda delle delibere comunali). L’importo dovuto deve scontare quanto già versato per la prima rata a giugno o ad ottobre. L’importo è solitamente limitato così bisogna fare attenzione al fatto che sotto i 12 euro di soglia minima non bisogna versare nulla (ma anche in questo caso i Comuni potrebbero scegliere diversamente). Un ultimo caso particolare: se il Comune non ha deliberato aliquote e la quota inquilino, quest’ultimo paga una quota del 10% con l’aliquota all’1 per mille. Seconda casa, Imu e Tasi. La base imponibile è la stessa ma i conti dovranno essere fatti separatamente. Con un unica certezza: la somma delle due aliquote non può superare il 10,6 per mille o l’11,4 per mille se il Comune ha deciso anche la maggiorazione dello 0,8 per mille. Si paga prima l’Imu e poi l’eventuale parte eccedente di Tasi. In questo caso bisognerà fare attenzione a destreggiarsi tra le diverse aliquote e anche ad indicare i diversi codici tributo, sottraendo quanto versato nelle prime rate sia Imu (a giugno) sia Tasi (a giugno o ad ottobre). Insomma un rompicapo. Se l’immobile è affittato i proprietari dovranno ricordare di togliere anche la quota dovuta dall’inquilino (che è tra il 10 e il 30% a seconda delle scelte dei Comuni). Prima casa di lusso. Le 73mila case accatastate nelle categorie di pregio (A/1, dimore signorili; A/8, ville e A/9, castelli) dovranno pagare sia l’Imu sia la Tasi (ma con le aliquote di prima casa che è al massimo del 3,3 per mille). In ogni caso la somma di Imu e Tasi non può superare il 6,8 per mille. Le eccezioni. Alcuni capoluoghi hanno scelto la semplicità, avendo deciso solo l’aliquota ed escluso ogni forma di detrazione. Tra questi Brindisi (l’1,5 per mille) Aosta (1 per mille), Catanzaro (1,2 per mille), Forlì, Frosinone, Grosseto, Livorno, Rieti, Rovigo, Vibo Valentia (2,5 per mille). Oppure come Treviso o Trento che hanno optato per una detrazione fissa per tutti, rispettivamente 50 e 200 euro.