Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Don Chisciotte sognatore? Sì, ma contro l’establishment

Fonte: La Nuova Sardegna
22 aprile 2014

A Sassari e Cagliari l’Aterballetto ambienta ai nostri tempi l’eroe di Cervantes
Ad aprire lo spettacolo sono state le affascinanti geometrie di “Rossini Cards”


di Sabrina Zedda w

CAGLIARI Solo a chi sa regalare emozioni vere può accadere, alla fine del proprio spettacolo, di trovarsi davanti un pubblico in visibilio che si alza in piedi e batte le mani senza più smettere. E’ accaduto venerdì sera nel Teatro Massimo con un pubblico in festa per la compagnia di danza Aterballetto, la prima realtà di balletto in Italia nata al di fuori delle fondazioni liriche, in scena con “Rossini cards” e “Don Q”. Due lavori, firmati rispettivamente dai coreografi Mauro Bigonzetti ed Eugenio Scigliano, con cui la compagnia proveniente dall’Emilia Romagna s’è fatta apprezzare al pubblico sardo con una prima tappa del suo tour mercoledì al Comunale di Sassari, e altre due (giovedì e venerdì) al teatro Massimo di Cagliari, all’interno del Circuito regionale danza organizzato dall’Associazione Enti locali per lo spettacolo. Musiche di Rossini come pretesto per guardare con occhi diversi la vita, nella coreografia di Bigonzetti, che punta molto sulla costruzione di figure e architetture di danza simboliche, molto concentrate sulla abilità e la bravura dei ballerini. Più teatralità s’è vista, invece, nel lavoro di Eugenio Scigliano, capace di rendere attuali personaggi di 400 anni fa, come il Don Chisciotte di Cervantes, a cui il titolo dello spettacolo si richiama. «E’ proprio così – dice Scigliano, al termine dello spettacolo – Questo perché il Don Chischiotte è un personaggio valido ancora oggi: un sognatore, uno capace di stare fuori dalle righe e di lottare contro tutto e tutti». Nelle parole di questo artista poliedrico, capace di inventare nelle sue coreografie un passato lontano tramutato al presente, e di mescolare musiche classiche con quelle elettroniche e altre dei giorni nostri, Don Chisciotte non è un folle come molti si aspetterebbero di sentirsi dire. «Al contrario, è semplicemente uno che vuole dire la sua- prosegue Scigliano- Vale la pena però ricordare che della sua figura, così come descritta da Cervantes, io ne ho preso solo alcuni spunti, trasferendoli ai giorni nostri». Ecco allora che il protagonista del romanzo oggi richiama anche, è il pensiero di Scigliano, la durezza dei tempi odierni e le difficoltà degli artisti di andare avanti. «Oggi gli artisti sono tutti in difficoltà. Quelli che non seguono i dettami dell’estabishment sono costretti a lottare contro i mulini a vento». Coreografo dal 2004, Eugenio Scigliano ha alle sue spalle un passato da ballerino. «Un mestiere difficile che però mi ha regalato grandi soddisfazioni- ricorda l’artista- E dove per andare avanti sono necessari il talento, il fisico, la determinazione, ma anche la fortuna e l’appoggio di chi ti sta vicino, come i genitori, quando ancora si è molto giovani». Un periodo della vita ormai chiuso questo per Scigliano, ma che gli ha fornito ottime basi per la sua professione di coreografo. «Se fare il ballerino è stato bello, posso dire che lo è altrettanto il mestiere di coreografo – racconta con una generosità di darsi agli altri rara di questi tempi – Il lavoro è un po’ come quello dei registi: puoi prendere spunto da un libro, da una musica, da una storia sentita raccontare, ma poi per arrivare al risultato devi avere in mano il mestiere». C’è poi il lavoro con i ballerini. «E’ una grande soddisfazione – conclude – sapere di poter dare ai giovani l’opportunità di crescere e di lavorare con bravi professionisti».