Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Lo Scugnizzo per la prima volta a Sassari

Fonte: La Nuova Sardegna
31 dicembre 2008

MERCOLEDÌ, 31 DICEMBRE 2008

Pagina 38 - Cultura e Spettacoli

Intervista con Massimo Ranieri, che proporrà il suo nuovo spettacolo anche sul palco del Lirico di Cagliari

Il 3 gennaio al Teatro Verdi la tappa di apertura della tournée in Sardegna
CAGLIARI. Il ritorno a casa dello scugnizzo della canzone italiana avverrà il 3 gennaio al teatro Verdi di Sassari. «Se ho un legame particolare con la Sardegna? E’ questa la domanda? Pensa che la mia prima serata come Massimo Ranieri l’ho fatta al Carnevale di Tempio Pausania quarantasei anni fa, il mio esordio con questo pseudonimo. Avvenne immediatamente dopo un altro primo debutto, quello in televisione nel programma «Scala reale». Me lo ricordo come fosse ieri, era il 1966». Ancora pochi giorni e il «Cantattore» come ama definirsi, tornerà in Sardegna per tre spettacoli a partire dal 3 Gennaio al Teatro Verdi di Sassari e il 4 e 5 al Lirico di Cagliari.
In «Canto perché non so nuotare...da 40 anni», allestito da «Jazz in Sardegna», lo showman più popolare d’Italia canterà i suoi brani più celebri. Come se non bastasse ad arricchire la serata Ranieri sarà interprete di alcune fra le più belle canzoni d’autore degli ultimi decenni da Battisti a Battiato fino a Mina e molto altro ancora. In scena con l’artista partenopeo un’ orchestra di sole donne ed un corpo di ballo tutto al femminile, per le coreografie di Franco Miseria arricchite dai costumi di Giovanni Giacci. Nello spettacolo scritto a quattro mani con Gualtiero Peirce, la voce di «Perdere l’amore», canta, balla e recita raccontando tappe emozionanti della sua vita. Suo compagno di viaggio è il piccolo Lele D’Angelo nei panni di un amico immaginario.
«Lo spettacolo - spiega Ranieri - è lo stesso, identico, il nostro mestiere campa di passaparola, evidentemente piace, e sempre più persone vogliono venire alle mie serate. E sta andando a meraviglia. Non solo sto ripercorrendo tappe già fatte, ma addirittura alcune sono raddoppiate. Quella di Sassari è la mia prima volta mentre a Cagliari ci sono due date, a Bologna le serate sono triplicate e a Firenze addirittura sono quattro più del previsto».
- Con questo suo carattere gioviale, lei è ancora soprannominato come quando da bambino cantava negli angoli delle strade: «Lo scugnizzo della canzone italiana». Alla sua età questa definizione non le sta un po’ stretta?
«Assolutamente no - risponde deciso - si può essere scugnizzo tutta la vita. Spero di esserlo fino a ottanta anni. Certo che giunto ai cinquanta sembra un controsenso, ma sono ben felice di essere considerato tale. Io mi sento tale e non voglio che mi si dia del Lei».
- Ha la consapevolezza che alcune delle sue canzoni hanno segnato la vita di molta gente. Che sensazione le da?
«Sinceramente non saprei come rispondere a questa domanda, perché anche io, come i miei fan mi emoziono nel cantare alcuni brani come «Io che amo solo te» oppure «Il cielo in una stanza» sono canzoni che ho vissuto, io c’ero quando sono state pubblicate e me le porto sulla pelle. Vorrei poter girare la sua domanda a Paul Mc Cartney. «Signor Mc Cartney - gli chiederei - come ci si sente a sapere che la vita di Giovanni Calone in arte Massimo Ranieri è stata segnata dalle tue canzoni?. Potrei farla anche a Tenco o a Bindi. Ci si rende conto che queste canzoni non hanno tempo, anzi più si va avanti e più assumono valore. E’ meraviglioso solo pensare a questo. Ma il merito di queste belle canzoni, tengo a precisare, va agli autori, io ho solo avuto il privilegio e la fortuna di averle cantate».
«Vedo - prosegue - l’emozione negli occhi delle persone che ascoltano e cantano i miei brani e li capisco perché io sono come loro».
- Il suo successo è arrivato anche grazie alla televisione, così come accade oggi, quali sono secondo lei le differenze fra le due epoche?
«Oggi i giovani, da un certo lato, sono molto più fortunati di noi cantanti di allora. Oggi si può avere un’esposizione mediatica molto più forte. Ci sono tantissime trasmissioni televisive, invece negli anni sessanta c’erano soltanto il primo e il secondo canale, quindi si faceva molta più fatica a imporsi, bisognava assolutamente farsi notare e conoscere, ma solo dopo tante, tantissime serate. Oggi bisogna fare molta attenzione alla tv. E’ un mezzo che brucia. Ai miei esordi era pericolosa e scottava, ora brucia e bisogna stare molto attenti».
- Ha sentito dell’exploit di Marco Carta?
«Mi sembra di essere in tour da sempre. So del suo successo inaspettato, ma fino ad oggi non l’ho ancora sentito cantare. Ho visto la sua presenza in un fax sulla lista dei big di Sanremo, lì avrò occasione di sentirlo».