Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Soru apre subito la campagna elettorale

Fonte: La Nuova Sardegna
24 dicembre 2008

MERCOLEDÌ, 24 DICEMBRE 2008

Pagina 3 - Fatto del giorno

di Alfredo Franchini



«Un programma per la Sardegna, il mio rivale lo decide Berlusconi»



Saranno le prime elezioni anticipate in sessant’anni

CAGLIARI. Soru lascia la guida della Regione e, per la prima volta nella storia dell’Autonomia, i sardi andranno ad elezioni anticipate. Si voterà a febbraio, molto probabilmente il 15. La seduta in Consiglio regionale ha avuto un andamento anomalo: una cinquantina di interventi, in verità la maggior parte di consiglieri dell’opposizione, dopo che lo stesso Soru, nel primissimo pomeriggio, aveva posto le sue condizioni all’intera assemblea.
Il presidente dimissionario aveva sollecitato un’inversione dell’Ordine del giorno per riprendere la discussione sulla legge urbanistica, laddove si erano interrotti il 25 novembre scorso. Proposta che giocoforza, per l’inserimento dell’argomento all’ordine del giorno, avrebbe richiesto il consenso del Centrodestra. È stato il capogruppo di Fi, Giorgio la Spisa, a rigettarla: «Non è più il tempo di trattare», ha detto, «vogliamo discutere sulle dimissioni». A quel punto il presidente del Consiglio, Spissu, ha convocato la conferenza dei capigruppo per decidere sul proseguimento dei lavori in Aula mentre l’opposizione annunciava che non avrebbe partecipato alla riunione. Sempre nell’apertura della sedua pomeridiana, Soru aveva spiegato di aver utilizzato il mese «di raffreddamento» anche per ascoltare diverse voci tra cui sindaci, sindacati e anche esponenti del centrodestra, come il senatore Beppe Pisanu che lo avevano richiamato al senso di responsabilità per proseguire la legislatura».
Ma è stata una seduta anomala perché tutti gli interventi sono stati svolti al passato. La maggior parte dei consiglieri ne ha approfittato per tracciare un bilancio del tutto personale della legislatura e i ricordi sono stati come un cane che si stende dove gli pare: dalla prima giornata trascorsa in aula (Capelli), ai rimpianti politici («Abbiamo regalato a Soru 25 mila voti, ha detto Marracini). Tra le citazioni più varie, (su tutte Svetonio per Chicco Porcu), i lavori sono diventati un processo a Soru come mai era accaduto in Consiglio per il gran numero dei partecipanti. «Non dev’essere un esercizio oratorio», aveva chiesto Spissu quando Soru cercava inutilmente di parlare intorno alle 20. Invece, nessun consigliere intendeva rinunciare al suo intervento e il governatore avrebbe finalmente preso la parola alle 22.10. Emozionato come mai, avrebbe confemato le dimissioni dieci minuti dopo; resterà presidente, come prevede la Statutaria, sino alla mezzanotte di Natale - altra coincidenza anomala - e poi il vicepresidente, Carlo Mannoni, diverrà il traghettatore verso le elezioni anticipate. Il governatore, nel breve discorso conclusivo, è tornato sulla legge Urbanistica e ha rimproverato ai consiglieri di essersi sottratti alla discussione perché, in effetti, tutti gli interventi sono stati incentrati sulle modalità delle dimissioni e non sul merito. Dopo le parole di Soru nessuno ha ritenuto opportuno di continuare il dibattito. Spente le telecamere per il Web, la seduta è stata trasmessa in diretta per il sito internet del Consiglio, tra consiglieri che si scambiavano doni natalizi e abbracci, ma anche molti musi lunghi soprattutto da quei consiglieri del Centrosinistra che ritengono di aver fatto un regalo all’opposizione.
«Ma quale regalo»? Dirà Soru in un conferenza stampa organizzata notte tempo, «il Centrosinistra dev’essere orgoglioso di questi quattro anni e mezzo».
Dimissioni rassegnate «serenamente», spiega Soru, «perché so di aver dato il meglio di me in questi anni».
Il presidente sostiene di essere tranquillo «perché non sto scappando. In Sardegna funziona tutto e con l’approvazione dell’esercizio provvisorio non ci saranno contraccolpi. Certo ho sperato fino all’ultimo», ha aggiunto, «che ci fosse un segnale positivo da parte di tutti sulla possibilità di andare avanti, utilizzando proficuamente, nell’interesse dei sardi, anche questi pochi mesi che mancano per la scadenza normale. Si poteva concludere un passo importantissimo nell’azione di tutela del territorio che abbiamo portato avanti in questi anni».
Il tempo di stare un po’ in famiglia, afferma, e poi si riparte con la campagna elettorale più breve della storia: «Anche per questo i sardi devono essere tranquilli. Non ci sarà una legge Finanziaria elettorale e la campagna elettorale non costerà nulla alla Sardegna.
Ora però i tempi sono davvero stringenti: se si votasse il 15 febbraio significa depositare le liste 45 giorni prima, cioè per la Befana. «Cercherò di ricompattare il centrosinistra per la nuova legislatura su un programma per altri cinque anni, attorno al progetto di Sardegna che abbiamo portato avanti fin qui», afferma Soru, «per una Sardegna orgogliosa, forte e non subalterna, che continua le sue rivendicazioni verso la Stato a a guadagnare nuovi diritti. Attorno a tutto questo cercherò di rinsaldare la maggioranza». C’è ancora tempo per le primarie? chiede un giornalista e Soru risponde ironicamente: «Sì, il giorno di Santo Stefano». Ammette che «le ferite» non sono state superate, altrimenti avrei ritirato le dimissioni» e ritiene «che questa maggioranza si debba chiarire meglio al suo interno». Ricorda i travagli di coloro che eletti in Progetto Sardegna sono passati all’opposizione e di altri che sono transitati da destra a sinistra per poi tornare a casa. «Mi accusano di cesarismo quando nel Centrodestra per sapere chi sarà il candidato presidente dovranno aspettare la telefonata di Berlusconi».
Infine toglie un sassolino dalla scarpa: «Tra le tante accuse che mi hanno fatto c’è quella di non aver pensato agli ultimi. Ci sono quasi trentamila sardi, non autosufficiente, anziani, che beneficiano dell’assistenza grazie ai risparmi che siamo riusciti a fare». E, di contro, cita il caso del Centro accoglienza di Elmas: «Arrivano i clandestini e quando accertano lo status di rifugiati politici li mettono sulla strada. Di recente, abbiamo trovati i rifugiati che dormivano sulla spiaggia del Poetto e nessuno dava loro un tetto dopo aver riconosciuto il diritto d’asilo. Ma che nazione è mai questa»?