Rassegna Stampa

Sardegna Quotidiano

Edilizia «Fare un ascensore? Ci rinuncio»

Fonte: Sardegna Quotidiano
20 marzo 2013

 

BUROCRAZIA

L’ingegnere: era per due anziani invalidi, dal Comune mi hanno chiesto documenti assurdi, c’è una legge

Una storia lunga cinque piani, cinque piani nel palazzo di via Baccelli dove una coppia di ultraottantanni, per metà disabile con carrozzina, vive nel disagio di non avere un ascensore. «Figli disperati, loro ancora di più. Questi sono i prezzi che paghiamo per l’inefficenza comunale che non rilascia i permessi». L’ingegnere Enrico Masala un anno e mezzo fa accettò l’incarico di semplificare la vita alla coppia di anziani. «Ho presentato il mio progetto per la costruzione di un ascensore, dopo qualche mese mi è arrivata una lettera del Comune, poi un’altra ancora, e un’altra fino alla quarta». E adesso? «Ci ho rinunciato, perché non posso accettare che per fare un ascensore esterno mi vengano a chiedere quanto sia spesso il solaio, se 18 o 19 centimetri o addirittura il nullaosta della sovrintendenza archelogica ». A sostiture l’ingegner Masala un suo collega. «Non so se tuttora stia lottando, gli hanno chiesto altri documenti ancora». Gli anziani come fanno? «Non lo so, per mesi ho ricevuto le loro telefonate ma cosa mai potevo dirgli?». Secondo quanto dichiarato dal dirigente dell’Edilizia di Cagliari Riccardo Castrignano il problema è la difficile interpretazione della normativa. «Per me la normativa è chiara - continua Masala - e dice che con la legge 13 il permesso di costruire un ascen- frontassero». Chi ne parla sono gli ordini delle professioni che tutti i giorni hanno davanti le problematiche dell’edilizia a Cagliari. «Ci stiamo riunendo per capire che strda adottare», ha dichiarato Maurilio Piredda presidente del Collegio Geometri di Cagliari. «Io credo che lo scoglio principale sia la normativa, ognuno può interpretarla in modo diverso e c’è molta paura nel prendere le decisioni, vedi caso Is Arenas che fa comprendere quanto siano delicate le pratiche in mano ai dirigenti». Ma a pagarne le conseguenze, per Piredda, è sempre il cittadino. «Ogni intervento prevede troppi pareri separati, se la “sovrintendenza” è favorevole capita che per il “paesag - gio” non lo sia. I vari reparti dovrebbero dialogare tra loro ed evitare mille mani». Un carico di lavoro esagerato. «Per lo stesso Comune costretto ad analizzare ogni banalità come lo spostamento di una finestra». Soluzione? «Cambiare le norme dell’edilizia, attuarle con elasticità. Per cambiare una grondaia arrugginita nel centro storico chiedono una simulazione fotografica. Ma che necessità c’è? Perché non accontentarsi del disegno? Lavoriamo più noi e pagano i cittadini». Virginia Saba