Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Inseguendo ancora l'utopia

Fonte: L'Unione Sarda
18 luglio 2012

Roberto Dal Cortivo, assessore poi sindaco di Cagliari ai tempi di Italia '90
Via dalla politica quando è caduta la prima repubblica e si è dissolto il Psi
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di Lucio Salis
 

È stato il sindaco di Italia 90, i mondiali di calcio che per un mese hanno concentrato su Cagliari l'attenzione del pianeta. Ha conosciuto grandi personaggi e grandi campioni, amministrato miliardi che hanno cambiato (in parte) il volto della città. Ha frequentato Sociologia a Trento con Renato Curcio, cavalcato l'onda della contestazione, militato nel Psi di Craxi. Per 8 anni assessore, per 2 primo cittadino. Al vertice della carriera politica (nel '92) quando stava per spiccare il volo, è stato vittima della tempesta che ha spazzato via la prima repubblica e il Partito socialista. Roberto dal Cortivo, 65 anni, nato a Carbonia da padre veneto e mamma nuorese, precisa: «Nel '92, mi sono dimesso per stanchezza. Nessuno mi ha cacciato via. Non vedevo più la possibilità di lavorare in un contesto di degenerazione collettiva. C'erano tutti i presupposti dello sconquasso arrivato successivamente».
RIFORMISTA Oggi, lontano dalla politica, è sempre un riformista. Divide il suo tempo fra il Movimento civico sardo (associazione fondata sul Manifesto delle comunità, di Francesco Masala, Placido Cherchi ed Eliseo Spiga), un percorso religioso fra i neocatecumenali e la lotta contro un nemico più subdolo di certa politica.
Negli ultimi vent'anni è stato spettatore attento (e deluso) dei mutamenti avvenuti nell'arco costituzionale, restando sostanzialmente un uomo di sinistra. Un'impronta ricevuta durante l'infanzia trascorsa a Carbonia, accanto al padre minatore, veneto di Moriago della battaglia, morto a 54 anni di silicosi: «Uomo eccezionale, di quelli capaci di insegnarti molto anche col silenzio. Bastava osservarlo nel suo operare quotidiano. Dedito al sacrificio e all'impegno politico. Perché le condizioni di lavoro in miniera, a Carbonia e Serbariu, erano difficili». Ricordi struggenti della città anni Cinquanta «ricca di grande umanità. Accanto ai sardi, c'erano Veneti, Toscani, Calabresi e Siciliani. Gente di tutte le parti, in una comunità integrata. Si cresceva insieme, sia pure con esperienze e usanze diverse. Non ricordo che abbiamo mai chiuso la porta di casa a chiave. E quando suonava la sirena, si correva tutti all'imboccatura della miniera per vedere cosa era successo. C'era molta solidarietà umana e una forma di mutuo soccorso fra gli abitanti dello stesso rione. Accanto a forme di classismo oggi inconcepibili: le palazzine dei dirigenti, quelle dei sorveglianti e dei capiservizio e degli operai. Ogni casa aveva il suo orto».
L'ARRIVO A CAGLIARI A Cagliari, il giovane Roberto Dal Cortivo arriva nel 1960, dopo la chiusura delle miniere: «Stavamo per trasferirci in Veneto, quando mio padre morì». Frequenta l'istituto per geometri, ricorda il professor Gabriele Abate, fine intellettuale, «fondamentale per la mia formazione». Dopo il diploma, Sociologia a Trento. Erano gli anni della nascente contestazione, «docenti di spicco, Carlo Tullio Altan e Francesco Alberoni». Fra gli studenti, Renato Curcio «che ho incontrato da poco a Cagliari, non ancora leader delle Brigate rosse. In assemblea faceva interventi ricchi di passione, aveva un certo seguito, niente però lasciava presagire il suo futuro». Anni di introduzione al marxismo «ma io, geometra, non avevo studiato filosofia. Mi diedero lezioni alcuni compagni sardi». Tempo di lotte politiche, su e giù per l'Italia a mobilitare il movimento operaio, in vertenze epiche come quella della Saint Gobain di Pisa. «Io stavo nel Manifesto, all'epoca considerato un gruppo quasi reazionario». A seguire, l'impegno (per 2 anni) coi metalmeccanici della Cgil di Firenze, l'ingresso nel Psi (corrente di Lombardi) e il ritorno a Cagliari, prima nella Federbraccianti, poi con gli edili, «anche per arginare lo strapotere del Pci nel sindacato».
LA CARRIERA POLITICA Il battesimo politico è dell'80, eletto in Comune con 1800 voti. Dopo 2 anni assessore agli Affari generali, nell'85 Sport, spettacoli e cultura, «un periodo di grandi soddisfazioni, col sostegno a gruppi come Jazz in Sardegna, la Cooperativa teatro di Sardegna, Akroama, Il Crogiolo e la costruzione di impianti sportivi in via Rockefeller, Fracastoro, La Palma e a Pirri, Elmas e Monserrato».
Sono gli anni della candidatura di Cagliari ai Mondiali del 90, sostenuta dall'autorevolezza di personaggi come Gigi Riva e Andrea Arrica, «ma la prima volta che ne accennai in Consiglio comunale mi diedero del pazzo, megalomane, anche perché si doveva spendere un miliardo per restaurare il Sant'Elia. Ma, quando la candidatura passò e ottenni 26 miliardi, mi obiettarono che avrei potuto chiedere di più». Esperienza esaltante per il giovane assessore, che ebbe modo di conoscere personaggi come il presidente della Fifa Joao Havelange, il presidente del Coni Franco Carraro, l'allora assessore allo Sport di Palermo Leoluca Orlando, e Luca Cordero di Montezemolo, presidente del Comitato dei mondiali «che io chiamavo Monteprezzemolo, perché metteva becco su tutto. Con lui i rapporti furono subito pessimi: pretendeva che il Sant'Elia fosse completamente coperto, un'assurdità col clima di Cagliari e uno spreco di soldi. Ci scontrammo anche sulla mascotte: io avevo creato Elia, mentre lui puntava tutto su Ciao. Scontri durissimi: “Lei porterà il Cagliari in serie C” mi disse. “E io spero di trovarci lei con la Juventus” gli risposi. Abbiamo fatto pace qualche anno dopo, proprio al Sant'Elia».
L'AVVENTURA DI ITALIA '90 I Mondiali Dal Cortivo li vive da sindaco, eletto nel '90 con 4500 voti. Coi fondi ottenuti si restaura il Sant'Elia, si realizzano i parcheggi, la strada da via Roma all'aeroporto, il raddoppio di via dei Conversi, alberghi (qualcuno aperto anni dopo) e le passerelle di Monte Mixi. A Cagliari giocano Irlanda, Olanda e Inghilterra, con hooligans al seguito. Una grossa preoccupazione, i tifosi inglesi, in una città ancora ferita dalla strage dell'Heysel: «I primi arrivarono in treno, di notte, completamente ubriachi e ricevettero un pesante benvenuto da un gruppo di ragazzi di Sant'Elia». Erano guardati a vista, isolati, «ma non crearono grossi problemi, grazie alle accorte misure predisposte dal questore Emilio Pazzi. Dovevano seguire percorsi obbligati».
L'esperienza al vertice del Comune dura appena 2 anni: «Normale per quei tempi: il sindaco era anche presidente del Consiglio comunale. Organizzava le conferenze dei capigruppo e doveva stare sempre all'erta perché i partiti, i gruppi e le correnti trovassero un punto di equilibrio e non gli facessero saltare la poltrona. Questo comportava uno spreco enorme di energie, perché dovevi preoccuparti anche degli amici di partito, di quelli cui non eri simpatico, quelli a cui avevi detto no o ni». Insomma, vita stressante quella del primo cittadino, impegnato a evitare agguati, «però all'epoca c'erano personaggi di spessore come Pinuccio Serra, Umberto Cardia, Manfredi Serra, Giancarlo Salis e Anna Endrich».
Roberto dal Cortivo si dimette proprio quando il Psi nazionale sta per essere squassato dalla bufera di Tangentopoli. A Cagliari, le cose non vanno meglio. Alcuni assessori socialisti finiscono sotto inchiesta «ma per fatti che non riguardavano la mia giunta». Tutto il partito è nell'occhio del ciclone, volano i sospetti, ma l'ex sindaco tiene a dire: «Non ho mai ricevuto neanche un avviso di garanzia».
RICOSTRUIRE IL PSI Nel '93 tenta quella che, all'epoca, appare un'operazione disperata: ricostruire il Partito socialista, del quale era stato anche segretario provinciale. Gira la Sardegna con un leader di prestigio, Peppino Tocco, 84 anni, «ma mi rendo conto che, con la caduta delle ideologie, erano venute meno le condizioni per diffondere certi valori. Era la sconfitta delle idealità».
Inizia la diaspora socialista, che porterà alcuni esponenti nel Pds, altri nella nascente Forza Italia. «Anch'io, inizialmente, avevo seguito con interesse il fermento liberale che mi pareva di scorgere nell'avvento di Berlusconi, ma oggi devo dire che è stato un disastro». Un disastro si rivela anche la sua candidatura alle regionali nelle file di FI: candidato come segretario del Psi, si ferma a 2400 voti. Il seguito è storia recente. Fonda il Movimento civico sardo, «manifesto della gioventù disobbediente, ricca di sardità e non di sardismo. Obiettivo: non importare nuovi modelli di sviluppo da fuori, ma valorizzare le risorse locali». Ancora ideali, forse utopie, come quelle rincorse nel '68, sognando disperatamente un'Italia rivoluzionaria. O nel ricordo delle assemblee di minatori dalla faccia sporca cui aveva partecipato con quel padre così silenzioso, eppure decisivo per la formazione politica del sindaco di Cagliari mondiale.