Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Ecco Miglio, il “vescovo del lavoro”

Fonte: La Nuova Sardegna
26 aprile 2012



Lottò per gli operai del Sulcis, propone carità sociale, chiede alla politica di purificarsi. Zedda: aiutiamo insieme i più deboli

CAGLIARI»LA CITTA’ IN FESTA PER L’INSEDIAMENTO




di Paolo Matteo Chessa wCAGLIARI Le lancette dell’orologio segnavano esattamente le 17.28 quando il sindaco, Massimo Zedda, fascia tricolore in spalla, è andato incontro, sulla scalinata della basilica di Bonaria (gremita all’inverosimile), al nuovo arcivescovo, Arrigo Miglio, per porgergli il «benvenuto» ufficiale della città. Certo, un benvenuto per certi versi dovuto e formale, che tuttavia il giovane primo cittadino cagliaritano ha porto con un pizzico di malcelata emozione, perché pur non essendo quel che si dice un fervente praticante ha caratterizzato le sue parole con un tono di grande rispetto per la Chiesa, dando fra l’altro subito atto alla Caritas diocesana di svolgere un ruolo importantissimo nella difficile battaglia contro le povertà estreme. Che è stato poi il tema centrale del breve discorso tenuto sul sagrato della basilica da lui e da monsignor Miglio, che per i suoi anni trascorsi nel Sulcis-Iglesiente, dove è stato dal 1992 al 1999, si è conquistato sul campo l’appellativo di “Vescovo del lavoro”, essendo stato in più occasioni al fianco dei minatori – scendendo con loro in uno dei pozzi a meno 400 metri di profondità – e degli operai di Portovesme. Tempi lontani, ma solo sul calendario, perché come allora il nuovo arcivescovo è stato subito catapultato in una realtà difficile, amara, che Cagliari sta vivendo al pari del resto dell’isola: «La città le dà il benvenuto, augurandole che possano essere per lei anni di soddisfazioni – ha esordito il sindaco –. Ma anche anni di collaborazione tra la Chiesa e le istituzioni. Io mi rendo disponibile fin da questo momento perché questa collaborazione possa concretizzarsi in aiuto dei più deboli, degli oppressi, degli ultimi...». Poi, come in uno scatto d’orgoglio mal represso, rinnovando il benvenuto all’arcivescovo Massimo Zedda ha aggiunto: «Lei trova una città che vive la crisi ma che ha saputo rialzarsi. Come accadde dopo i bombardamenti del 1943, quando Cagliari fu ridotta così male che si pensò di portare a Sassari il capoluogo di regione. Ma ciò non è accaduto perché la città ha saputo rialzarsi e lo farà ancora». E nel rispondere al saluto di benvenuto monsignor Arrigo Miglio non si è discostato molto: «Il sindaco mi troverà sempre pronto a collaborare – ha sottolineato –. La Chiesa offrirà il suo contributo specifico per costruire una cultura di solidarietà e giustizia. Una Chiesa con diritti e doveri, capace di accogliere le povertà e le sofferenze». Argomento che ha ripreso poi nella sua omelia, ringraziando la città per le parole di benvenuto e per l’invito alla collaborazione: «Perché carità sociale non significa andare incontro al singolo, bensì operare per il bene comune, della città intera, così che diventi una casa comune, di tutti». E non poteva mancare, per quanto velato, un richiamo alle traversie della politica: «Che deve comportarsi adeguatamente anche con se stessa, per purificarsi». Decisamente caloroso è stato il saluto dei vescovi dell’isola. In particolare quello di monsignor Paolo Atzei, arcivescovo di Sassari, che ha ricordato il periodo trascorso da Miglio (che comunque è ancora reggente della diocesi di Ivrea, in attesa che venga nominato il suo successore) nel Sulcis-Iglesiente. Ricordi che il nuovo arcivescovo ha rinverdito nella sua omelia forse un tantino troppo “protocollare”, nominando uno per uno i vescovi dell’isola presenti e passati e ovviamente il suo predecessore, Giuseppe Mani: «Che conosco da 40 anni e di cui apprezzo lo spirito d’iniziativa pastorale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

LA processione al contrario

Dal duomo a Bonaria il primo passo è già una novità




di Mario Girau wCAGLIARI Il primo incontro di monsignor Arrigo Miglio con la sua cattedrale è segnato da un bacio e da una carezza. Sulla soglia del duomo dedicato a "Santa Maria Regina dei Sardi" il nuovo arcivescovo si china a baciare prima il pavimento della madre di tutte le chiese della diocesi, poi il crocifisso e ad aspergere con l'acqua santa tutto il tempio. All'uscita, dopo la recita dei vespri solenni, avviandosi in processione verso la basilica di Bonaria il nuovo presule si ferma ad accarezzare un bambino di colore che dorme profondamente nel passeggino. Gesti semplici, essenziali, l'impronta di uno stile pastorale poco incline alla coreografia. Molta sostanza liturgica nel primo abbraccio alla sua nuova chiesa e primato alla Parola e alla preghiera. Miglio l'aveva anticipato incontrando i giovani: «Pregate per me e trasmettetemi un granellino della vostra fede, perché possa incrementare la mia». Per il nuovo arcivescovo il coro dei sacerdoti ripete sull'altare le parole del salmista, icona del pastore che inizia una nuova avventura: «Quale gioia, quando mi dissero "Andremo alla casa del Signore"». Una lunga processione accompagna il presule verso la basilica di Nostra Signora di Bonaria. E' la prima volta nella storia della Chiesa cagliaritana che il nuovo arcivescovo percorre al contrario il cammino del tradizionale ingresso solenne: dalla cattedrale al santuario sul colle. Uno strappo alla regola, che accentua l'impronta mariana che Miglio intende dare al suo episcopato. Un doveroso atto d'omaggio alla patrona massima della Sardegna, di cui proprio ieri si festeggiava la festa liturgica, subito accompagnato dal rosario, guidato dal presule, nel pellegrinaggio di preghiera fino alla basilica affacciata sul mare. Tutto sempre all'insegna della concretezza: si sgrana il rosario, ma ogni Ave Maria ha un destinatario preciso: famiglia, madri in attesa della loro creatura, bambini ammalati e sofferenti. Miglio trasmette il suo primo insegnamento: «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se la città non è custodita dal Signore invano veglia il custode».