Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Don Quichotte, suggestioni poetiche e una compagnia di alto livello

Fonte: L'Unione Sarda
23 aprile 2012

PRIME LIRICA. Piace al pubblico cagliaritano l'opera di Massenet, mai rappresentata nell'isola

Punto di forza la voce e la presenza di Anita Rachvelishvili

Davanti a uno scaffale zeppo di libri, un figurante in poltrona sembra dormire tenendo in mano un volume dalle grandi pagine. Lo spettacolo è già in scena, mentre il pubblico prende posto in sala: poco importa se quella figura dai capelli bianchi sia Cervantes, Massenet o un ideale lettore. Il Don Quichotte allestito venerdì al Comunale è in fondo la rappresentazione di un sogno che ha come spunto il romanzo di Cervantes, ma poi si regge sulla musica di Jules Massenet plasmata su libretto di Henri Cain. Daniel Cohen alla guida dell'orchestra e del coro del Lirico di Cagliari rimette in gioco, con il suo punto di vista, l'allestimento del Teatro di Trieste del 2006. Lo fa con una compagnia eterogenea e preparata, dove spiccano talenti personali, e con un buon affiatamento d'insieme.
Certo nella variegata produzione di Massenet, Don Quichotte non è l'opera più rappresentativa. Ci sono momenti ridondanti e qualche stanchezza nel ritmo narrativo, ma il tutto ha una sua godibilità, a testimonianza di un gusto apprezzato, ma che sin dalla prima rappresentazione appariva già fuori dal suo tempo. Perché quest'opera, in tutto e per tutto figlia dell'estetica fin de siècle, andò in scena per la prima volta nel 1910, quando già Stravinskij e Schoenberg stavano cambiando il corso della musica d'arte. Ciò non toglie che il pubblico mostrò di apprezzare un Don Quichotte edulcorato dalle tensioni del suo tempo, e che percorreva la strada del ripiegamento sul sogno, appoggiandosi alle rassicuranti regole della musica tonale. Un'opera senza rischi o sperimentazioni, dove la fantasia di Massenet emerge in alcune splendide arie o nella melodia di un assolo, come quello del violoncello prima dell'ultimo atto, ma poi si affida musicalmente a una onesta routine ottocentesca.
Così, a piacere, nello spettacolo in scena a Cagliari, è il fatto che sono stati colti aspetti non scontati. Come nella regia e la coreografia visionaria, con giocolieri, saltimbanchi, figuranti colorati che danno forma a una atmosfera surreale. Il risultato è uno spettacolo retto bene dall'Orchestra e dal coro diretti da Cohen, e che ha il punto di forza nell'interpretazione di Anita Rachvelishvili, mezzosoprano dalla coloratura particolare, scura, impressionante nella sua potenza, capace di salire agli acuti e reggere senza incertezze i mezzi toni. Alla sua Dulcinea dà senso e fascino, con una presenza scenica senza tentennamenti, neanche quando canta mentre si lascia calare dall'alto, in una altalena fiorita. Sebbene indisposto, Orlin Anastassov è all'altezza del ruolo e credibile nel dare voce al vecchio hidalgo, cavaliere dalla lunga figura che sfida briganti e mulini a vento, armato della sua fantasia allucinata. E poi c'è Sancio, più che spalla co-protagonista, che si avvale dell'esperienza e delle belle doti di Nicola Alaimo. Alla fine, davanti a un lavoro interessante, a tratti suggestivo, il pubblico ha mostrato di apprezzare con lunghi calorosi applausi.