Rassegna Stampa

La Nuova Sardegna

Edilizia, imprese in crisi per troppi crediti

Fonte: La Nuova Sardegna
29 febbraio 2012

Il settore pubblico paga le aziende anche con due anni di ritardo



Maurizio De Pascale: gli Enti locali tengono bloccato un miliardo di euro

SABRINA ZEDDA

CAGLIARI. Più di due mila imprese costrette a chiudere e 15.570 addetti che hanno perso il lavoro. Nel settore delle costruzioni non si può più parlare solo di crisi: «Ormai è default», denuncia Maurizio De Pascale, presidente regionale dell’Ance, l’associazione dei costruttori della Confindustria. Sotto accusa non c’è solo la crisi globale, ma anche il patto di stabilità che rallenta le spese delle pubbliche amministrazioni, costringendo i costruttori ad attendere in media otto mesi, con punte di due anni, per vedersi pagati i servizi resi. Ma, soprattutto, c’è l’incapacità delle amministrazioni pubbliche di spendere. Il grido di dolore, De Pascale lo lancia in un incontro in cui illustra i numeri del disastro: se nell’ottobre 2007 le imprese iscritte nelle casse edili dell’isola erano 4.887, con 27.335 lavoratori, nel dicembre 2011 i numeri si sono ridotti, passando a 2.809 aziende iscritte e 11.765 addetti. Significa che il 57% delle imprese non ha potuto resistere e che più di 15 mila lavoratori hanno perso il posto, senza aver trovato alternative. A stare peggio di tutti è la provincia di Nuoro dove è rimasto senza lavoro il 69%. Meno peggio nelle province di Sassari e Oristano (-65%), mentre Cagliari, con -30%, è quella che è riuscita a cavarsela meglio. Cifre che riflettono, sì, la crisi a livello planetario, ma che nel caso specifico Maurizio de Pascale riconduce all’incapacità delle pubbliche amministrazioni di spendere: «In Sardegna tutti gli enti locali, dalle province ai comuni, hanno fermi nella tesoreria del Banco di Sardegna residui passivi per un miliardo», fa sapere il presidente dell’Ance. Soldi, prosegue De Pascale, che se spesi in opere pubbliche potrebbero far tornare al lavoro gli oltre 15 mila disoccupati. Un modo per dire: è vero, soldi ce ne son pochi, ma il problema non riguarda il settore pubblico dove i fondi in dotazione potrebbero regalare una boccata d’ossigeno all’economia. Maurizio De Pascale cita anche un altro esempio: il gestore idrico Abbanoa, con 684 milioni di residui passivi. Denari fermi (ma da Abbanoa dicono che il 96% dei lavori programmati sono in corso) perché, osservano i costruttori, far partire delle opere significa il più delle volte passare prima per le forche caudine anche di 30 procedimenti autorizzativi. Di fronte a quello che è definito «un sistema che non regge», l’Ance avanza una proposta: costituire delle entità composte da rappresentanti dei diversi soggetti interessati (valutare insieme, ad esempio, l’ambiente e il paesaggio) per abbreviare i tempi. Ancora: per reggere davanti al patto di stabilità - e a questo proposito una direttiva europea impone di portare i tempi per i pagamenti ai fornitori di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni a 30 giorni e, solo in casi eccezionali, a 60 - l’associazione dei costruttori propone il trasferimento dei fondi non spesi dalle amministrazioni che non hanno saputo gestirli a quelle più virtuose.