Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Da status symbol a benefit da evitare

Fonte: L'Unione Sarda
17 ottobre 2011

Politica e privilegi
 

di Fabio Manca
Dimmi quanti biglietti hai e ti dirò quanto conti. Ha funzionato così nella Prima e nella Seconda Repubblica, quella che si avvia all'oblio in questi mesi di crisi strisciante. Avere gli abbonamenti gratis a teatro, i pass per la ztl, i biglietti per la partita di calcio era uno dei vantaggi più apprezzati. Consentiva di esserci ma anche, ad esempio, di esercitare il più classico clientelismo.
«A frà, che te serve».
Più biglietti si distribuivano ad amici ed elettori, conquistati o potenziali, e più si saliva socialmente. Era uno dei vantaggi di stare nei posti che contano. Sedere nei consigli di amministrazione giusti, quelli che garantiscono cospicui gettoni in cambio di sporadiche presenze silenti, conquistare un seggio in consiglio comunale, ad alcuni serviva anche a questo: ad avere un posto in prima fila con la scritta riservato. Gratis. C'era chi questo presunto diritto di sedere davanti agli altri e di non pagare mai lo pretendeva con arroganza. Pronto a minacciare di far licenziare chi osava, se osava, non piegarsi al potere non consegnando la busta con i posti in prima fila.
Raccontano di un politico centrista che negli anni '90 pretendeva almeno venti abbonamenti a teatro solo per sé. E se il sovrintendente di turno osava mandargliene di meno minacciava. «Sa chi l'ha fatta nominare qui? Io e i miei amici, stia attento perché rischia di perdere la poltrona».
Il cambio del vento politico sta travolgendo tutto questo. Quei posti vengono evitati, nessuno li vuole. Non è la svolta, ma quasi. La crisi morde, i cittadini sono sempre più intolleranti verso chi ha vantaggi ingiustificati. Non è aria. Si rischia di essere additati, di stamparsi addosso la lettera scarlatta del privilegio.
Certo, illudersi che il fenomeno sia scomparso sarebbe sbagliato. Magari molti i biglietti li chiederanno ancora, ma di nascosto e chi glieli darà proverà a non farlo sapere a nessuno. Non li vorranno in prima fila, solleciteranno poltrone nascoste, mimetizzate, quando sarà possibile. Allo stadio Sant'Elia no. La tribuna d'onore ha una collocazione precisa, chi c'è viene visto, riconosciuto. È sempre più vuota, quella tribuna, dopo aver conosciuto il tutto esaurito. È la metafora del mondo che cambia e, forse, il segno di una piccola svolta.