Rassegna Stampa

Sardegna Quotidiano

Al Poetto solo scheletri di cemento ancora nessun piano per la rinascita

Fonte: Sardegna Quotidiano
3 ottobre 2011

SPIAGGIA CANTIERE 

di Marcello Zasso marcello. zasso@ sardegnaquotidiano. it

Chioschi e bagni chiusi. E del Pul neanche l’ombra. Ottobre è cominciato all’insegna del bel tempo e questo è il primo fine settimana senza dodici baretti del Poetto. La spiaggia ieri ha regalato un po’ di estate ai cagliaritani e in tanti hanno scoperto solo vedendoli con i propri occhi che i chioschi non esistono più. O, meglio, molti di loro. Perché la confusione normativa e giuridica che caratterizza i baretti da 25 anni in questi giorni è ancora più evidente. La Quarta e la Quinta fermata sono due mondi distinti: tre chioschi affollati e tre distrutti. Malibù, Oasi Café ed Emerson da una parte, Palm Beach, Lanterna Rossa e Twist dall’altra. In mezzo ci sono i bagni pubblici, chiusi anche questi. Perché da ieri tutti i servizi del Poetto cagliaritano sono fuori uso. Forse chi negli uffici del Comune lo ha stabilito, non ha controllato le previsioni del tempo perché in spiaggia ieri era piena estate, ma i bagnanti non avevano la possibilità di andare nei bagni pubblici e neanche in quelli dei dodici chioschi in via di smantellamento. Niente servizi e niente docce. «Chiederemo al Comune di rivedere questa drastica decisione - commenta Sergio Mascia del Consorzio Poetto Services - prima c’e rano tre servizi che restavano aperti anche fuori stagione: alla prima fermata, alla quarta e all’altezza dell’i ppodromo. Ora che non ci sono più i baretti a sopperire e necessario tenerne conto per garantire i servizi essenziali ai cittadini». Prima è toccato ai ricciai, poi ai chioschi e ora ai bagni pubblici: chiusura forzata. IN ATTESA DEL PUL CHE NON C’È Tutto in attesa degli strumenti urbanistici necessari per ricostruire la vita del Poetto e garantire un futuro alla spiaggia e alle sue attività collaterali. Fin dal suo insediamento la Giunta Zedda ha garantito il massimo impegno per l’applicazione del Piano di utilizzo dei litorali, ma per ora ci sono solo dichiarazioni d’i ntenti. Il passo più impegnativo è stato fatto: dare il via libera alla tanto disattesa (quanto poco attesa dai cocnessionari) ordinanza di demolizione. Ma il radere al suolo i chioschi è stato studiato in funzione dell’a r rrivo del Pul. E se all’inizio del mandato la Giunta ha promesso tempi rapidi, la data prevista per le linee guida era stata fissata per la prima metà di settembre. Poi è slittata alla fine del mese. Ottobre è cominciato ieri, dodici baretti non esistono più ma delle linee guida del Pul ancora non c’è traccia. L’unica certezza è che la politica si è scontrata coi tempi della legge e dell’amministrazione ed è ormai certo che l’estate prossima al posto dei baretti ci saranno strutture di legno provvisorie perché non ci sarà il tempo di completare l’iter del Pul. AFFARI D’ORO PER I SUPERSTITI Nel frattempo sei chioschi sono sopravvissuti allo tsunami: Le Palmette, Malibù, Oasi Café, Emerson, Sesta Area e Iguana. L’orientamento del Comune è quello di radere al suolo tutti i chioschi del Poetto per poter ricostruire in modo regolare e omogeneo, nonostante ci siano di mezzo sentenze, ricorsi e carte bollate di ogni genere. Perchè per ripartire da zero bisogna arrivare allo zero. Dal 26 settembre Emerson e Iguana sono perfettamente in regola perché il Comune ha annullato il provvedimento che a sua volta annullava la loro regolarità, ma la scelta è stata dettata dal fatto che era stato commesso un errore: il provvedimento era stato firmato dal dirigente sbagliato. Ora i due chioschi sono tecnicamente in regola, ma il Comune può prendere un nuovo provvedimento firmato dal dirigente giusto e rendere abusive le due strutture. Alla Quarta fermata in questi giorni la differenza con gli altri chioschi è palese: Palm Beach e servizi igienici chiusi e, sullo sfondo, le imponenti strutture dell’Emerson prese d’assalto dai clienti. «Perché quello da solo è più grande di tutti gli altri chioschi da demolire messi insieme - commenta Mascia - il sindaco ha detto di non voler fare figli e figliastri: i chioschi lottano dall’88 per avere autorizzazioni edilizie mentre quei due nel 2006 hanno ottenuto additittura le concessioni edilizie. Ma il Pul non esiste per tutti, non solo per gli altri». I concessionari che hanno dovuto smantellare i chioschi temono di perdere la clientela, a vantaggio di chi è ancora aperto. «I clienti adesso vanno lì, il rischio è che sia una beffa su beffa perché poi non sarà facile ripartire da zero», commenta il presidente del Consorzio Poetto Services. Malibù e Sesta Area sono in condizioni simili agli altri chioschi già nel mirino delle ruspe, ma tra diversi tempi burocratici e ricorsi hanno superato indenni questa prima ondata dello tsunami. Il chiosco Le Palmette va avanti per la sua strada, forte della vittoria al Tar. Mentre l’Otium, il primo della prima fermata, è stato già buttato giù e in parte ricostruito. Difficilmente verrà terminato prima dell’applicazione del Pul per evitatre di doverlo buttare giù un’altra volta. Il Comune vuole andare avanti per la sua strada, ma dovrà trovare il modo legale di abbattere i chioschi superstit