Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

In Sardegna l'inflazione più alta d'Italia

Fonte: L'Unione Sarda
22 agosto 2008

 
In sei mesi il potere d'acquisto dei sardi ridotto del 4,75%
Che Cagliari fosse la città con l'inflazione più alta d'Italia era noto da tempo per le rilevazioni Istat. Ma ora si scopre che in vetta alla Top 20, come fa sapere il ministero del'Economia, c'è tutta la Sardegna.
Non solo Cagliari: il record dell'inflazione accomuna tutta la Sardegna. Con una crescita del 4,75%, l'isola svetta nella Top 20 delle regioni per l'aumento dei prezzi da gennaio a giugno 2008. A segnalarlo è il ministero dell'Economia, dopo che da mesi per l'Istat Cagliari apre la graduatoria delle città-campione. Ma non significa che in Sardegna la spesa sia più cara. L'inflazione, infatti, misura l'incremento del livello dei prezzi nel tempo.
LA PASTA L'esempio più ricorrente è la pasta. In Italia il prezzo è cresciuto del 30,4%. A Cagliari l'aumento - rilevato nella stessa rete di negozi e sulle stesse marche - è stato del 34%. Ma nella classifica del caro-pasta il capoluogo sardo è lontano dalle posizioni di vertice. Secondo l'Osservatorio dei prezzi del ministero dell'Economia, il prezzo massimo rilevato in Italia è ad Aosta, 4,8 euro al chilo. A Cagliari ci si ferma a 2 euro, tanto che la città è trentaseiesima tra le 53 città monitorate. Resta il fatto che i sardi sono gli italiani più penalizzati: sono i consumatori che più di tutti hanno visto ridursi il potere d'acquisto.
LE CAUSE Colpa della corsa del petrolio e dei prodotti alimentari, anche perché oggetto di speculazioni. Ne è convinto anche Antonio Lirosi, Mister Prezzi, una sorta di Authority varata dal precedente Governo con l'obiettivo di calmierare il mercato. Ma al di là dei vertici e delle denunce, non sono mai arrivati risultati concreti. Quanto alla Sardegna, «è evidente che il costo dei trasporti ha inciso in modo maggiore da noi piuttosto che da altre parti», evidenzia Giangiacomo Ibba, presidente di Crai Sardegna e vicepresidente nazionale del gruppo, un centinaio di punti vendita che valgono il 6% dell'intera distribuzione regionale. «Da noi non si produce molto, siamo legati alle importazioni per buona parte delle produzioni agroalimentari. Ed ecco che gli accresciuti costi dei trasporti», conclude Ibba, «in Sardegna pesano ben più che in altre realtà nazionali».
GLOBALIZZAZIONE Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna, non è del tutto in sintonia. «Anche perché», spiega, «c'è un'alta incidenza di prodotti globalizzati, che arriva, pensiamo alla frutta, dall'America centrale. Non è la tratta Roma-Cagliari, giusto per fare un esempio, che cambia la sostanza». Romano Satolli, presidente del comitato regionale dell'Unione nazionale consumatori, fa anche un'altra riflessione. «La distribuzione, se aumenta i prezzi, significa che c'è domanda, che i sardi comprano. In caso contrario, chi vende, per invogliare i consumatori, i prezzi dovrebbe abbassarli». Delle due l'una: «O i sardi sono meno poveri di quel che si legge», dice Satolli, «oppure ci sono molti che lavorano in nero. Quanto al Pil, che è già contenuto, è taroccato dai numeri della Saras».
CARO-PETROLIO Romano Satolli rilancia una richiesta non nuova, ma mai ascoltata. «I sardi hanno la Saras ma, nonostante l'impatto ambientale, altro non hanno. Perché, finalmente, la classe politica non fa in modo che gas e carburante, da noi, costino meno? Al contrario, oggi costano più che da altre parti. Non è accettabile».
POCA CONCORRENZA Saba rilancia «una recente considerazione del direttore della Confcommercio cagliaritana: l'alta concentrazione della grande distribuzione organizzata, in Sardegna e a Cagliari in particolare, rappresenta un limite alla concorrenza. Ed ecco che i prezzi salgono». Saba ribadisce l'importanza dei mercati contadini, «che stiamo sperimentando anche in Sardegna, con la vendita diretta dell'ortofrutta da parte dei produttori. Costano comunque? Stiamo studiando, anche con la confederazione nazionale, un regolamento che garantisca un margine in più al produttore rispetto ai canali tradizionali e un risparmio reale per il consumatore».
EMANUELE DESSÌ

22/08/2008