Rassegna Stampa

L'Unione Sarda

Gaudì il mistico in mostra alla Passeggiata

Fonte: L'Unione Sarda
21 dicembre 2010

Gaudì il mistico in mostra alla Passeggiata
Genio solitario, anima sensibile, costruttore audace. Antoni Gaudì ha sperimentato ogni materiale funzionale alla sua idea di un'architettura che riproduceva le forme della natura e i colori degli abissi marini. Autore di “sacre mostruosità”, aveva studiato letteratura e storia dell'arte e riteneva che la filosofia fosse l'unico mezzo per arrivare alla conoscenza. La sua prima opera importante, la Casa Vicens, già rivoluzionava lo stile mudéjar, il connubio tra i mattoni dei mastri catalani e gli azulejos ereditati dai Mori. Lo avevano colpito le teorie di Ernst Haeckel sulle forme dei protozoi, dei radiolari, delle meduse. Inserito con qualche semplificazione nella corrente del modernismo, ha immesso nella sua vasta produzione motivi orientaleggianti e medievali, la tradizione artigianale iberica, i simboli del cristianesimo, gli influssi contemporanei del movimento “Arts and Craft”.
INNOVATORE Gaudì è stato un innovatore anche dal punto di vista tecnico: riuscì a ridurre al minimo i muri interni e a eliminare gli archi rampanti. I suoi edifici non hanno angoli ma curve, ondulazioni, smussature, globi e bulbi. Le ceramiche che ricoprono tetti e prospetti riproducono rose d'India e girasoli, le ringhiere si intrecciano come le foglie della palma, le colonne richiamano i funghi, le torri somigliano a minareti.
Al Park Güell, i più celebri giardini di Spagna, una salamandra protegge il troppopieno della cisterna, e un drago, mosso da un meccanismo nascosto, vigila sul portale d'ingresso. Quando progettò la Casa Milà, nel Paseo de Gratia, era ormai un professionista affermato. Ma molti concittadini non apprezzarono La Pedrera e una rivista satirica pubblicò una caricatura del palazzo raffigurato come un oggetto gonfio e sbilenco che dà ricovero agli aeroplani e porta in alto la scritta “garage”. Attentissimo ai dettagli (a Casa Clavet volle posare su un battiporta una piccola cimice schiacciata da una croce greca), Antoni disegnava anche i mobili.
Nato a Reus nel 1852, figlio di un ramaio, si era laureato all'Accademia di Madrid dopo aver frequentato la Scuola Superiore di Arquitetura a Barcellona. Suo padre aveva dovuto vendere dei terreni per pagargli gli studi, ma il ragazzo aveva un talento che si appalesò fin dagli esordi nell'ideazione di straordinarie abitazioni private e di non pochi edifici religiosi.
L'EREDITÀ Morto malamente sotto le ruote di un tram nel 1926, Gaudì l'eclettico lasciò incompiuta la più importante delle sue creature, la Sagrada Familia di Barcellona. A commissionargli il lavoro - inizialmente affidato a Francisco De Paula de Villar - fu nel 1883 Joan Martorell. L'artista si dedicò a questa impresa con totale passione (nel senso di pathos), diminuì gli impegni che potevano distrarlo e dal 1914 abbandonò ogni altro incarico profano. Cominciò dalla cripta per poi passare all'abside neo-gotica alta cinquanta metri. Il tempio-caverna acuì la sua tendenza al misticismo ma qualche volta lo faceva felice. Quando tirò su il primo campanile intitolato a San Bernabò, vide che «quella lancia univa il cielo alla terra». E alla terra si manteneva ben saldo egli stesso, poiché ci sono le tartarughe a sorreggere il peso della Cattedrale dei Poveri e le lumache sugli stipiti, le allegorie della Vanità, le statue degli Angeli trombettieri.
L'ESPOSIZIONE Parte della suggestione di questa “fabrica” che è il testamento spirituale di Gaudì è ora visibile a Cagliari, alla Passeggiata coperta, in un evento curato da Angelo Ziranu, membro della “grande officina tecnica” che prosegue i lavori di un cantiere aperto da 128 anni. Patrocinata dalla Regione in collaborazione con l'Università e il Comune di Cagliari, l'esposizione propone al pubblico fino al 19 febbraio (ingresso gratuito, tutti i giorni dalle 9,30 alle 21) pannelli fotografici, modelli in grande scala, maquettes, simulazioni digitali e la ricostruzione della Cappella col Portale della Gloria. In anteprima nazionale, è stata inaugurata lunedì scorso alla presenza delle autorità locali e del direttore dei lavori Jordi Bonet y Armengol. Si prevede che tutto sarà compiuto entro il 2026.
ALESSANDRA MENESINI

21/12/2010